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Il suolo dell’Egitto è arido e
sabbioso. A nord, nella fascia mediterranea, piove un po’ d’inverno,
ma nell’interno la siccità è quasi totale. In queste condizioni la
vita è difficilissima, se non impossibile.
L’Egitto però è tagliato da sud a nord da una stretta e profonda
vallata, percorsa dal Nilo, che tra giugno e novembre inonda i
terreni circostanti e vi deposita grandi quantità di limo
fertilissimo. Qui si concentrano tutte le attività agricole
dell’Egitto e si addensa in gran parte la sua popolazione. La
vallata del Nilo è insomma un’enorme oasi tra due deserti.
Gli antichi si stupivano che le piene del Nilo sopraggiungessero
proprio all’inizio dell’estate, in un momento cioè che segnava in
tutte le terre bagnate dal Mediterraneo il ritorno della stagione
secca. Per comprendere il particolare regime del Nilo sarebbe stato
necessario conoscere ciò che gli antichi ignoravano: e cioè che le
acque del fiume provengono da due regioni molto diverse tra loro e
diverse soprattutto dalla regione mediterranea.
Il Nilo risulta dalla confluenza di due fiumi: il Nilo Bianco e il
Nilo Azzurro.
Il Nilo Bianco ha origine nella regione equatoriale, dove le piogge
cadono in ogni stagione, e nel suo percorso attraversa alcuni grandi
laghi (il lago Vittoria, il lago Kioga, il lago Alberto) che
funzionano come bacini regolatori: la sua portata dunque non subisce
forti oscillazioni durante l’anno, ma rimane relativamente costante.
Il Nilo Azzurro, invece, nasce dal lago Tana, nell’Etiopia: qua le
piogge sono abbondanti solo in estate. È appunto da queste piogge
etiopiche che dipendono le piene del Nilo. Nel complesso le piene
de!! ‘Nilo sono molto regolari. Succede tuttavia che vi siano anni
di ‘magra o di piena éccezionali, cui corrispondono siccità o
inondazioni devastatrici. Poiché tutta la vita della regione
‘dipende dalle piene del Nilo, l’esistenza di un sistema di opere
idrauliche atte a regolare l’afflusso o il deflusso delle acque è
stato fin ‘dai tempi antichissimi un’esigenza assolutamente vitale.
Per millenni queste o’pere furono costruite in modo da permettere
che in estate i campi venissero sommersi:
terreni da coltivare erano ‘divisi, per mezzo di piccole dighe, in
tanti bacini alimentati da un fitto intreccio di canali. Quando le
acque si ritiravano si procedeva alla semina. In aprile, poi,
terminato il raccolto, il terreno era lasciato a riposo sino alla
prossima piena. Questo sistema garantiva lo sviluppo di
‘un’agricoltura relativamente florida, ma utilizzava solo in parte
le preziose acque del Nilo e proteggeva assai poco la popolazione
dalle possibili irregolarità delle sue piene.
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